Set 23, 2026
Quando un repository istituzionale consolidato inizia a presentare criticità di gestione, è il momento di guardare avanti. È esattamente ciò che ha fatto l’Università di San Gallen, trasformando una sfida operativa in un progetto di innovazione.
Alexandria (https://alexandria.unisg.ch/explore/researcherprofiles), lo storico repository istituzionale dell’ateneo svizzero basato su EPrints, presentava crescenti complessità in termini di manutenzione e gestione dell’infrastruttura. L’esigenza era chiara: assicurare che pubblicazioni, progetti e profili dei ricercatori continuassero a essere facilmente rintracciabili attraverso i principali motori di ricerca accademici, riducendo al contempo il carico operativo.
La soluzione
In stretta collaborazione con 4Science, l’università ha quindi intrapreso la migrazione da EPrints a DSpace-CRIS su infrastruttura Amazon Web Services (AWS). Il progetto ha permesso di raggiungere risultati significativi:
- Continuità dell’approccio open source: nessun vincolo con fornitori proprietari
- Riduzione del carico infrastrutturale: meno risorse dedicate alla manutenzione, più attenzione alla ricerca
- Accesso pubblico garantito: i contenuti scientifici restano aperti e disponibili alla comunità
- Piena conformità ai principi FAIR: pubblicazioni, progetti e profili dei ricercatori rimangono Findable, Accessible, Interoperable e Reusable
I risultati

Alexandria non ha semplicemente superato la migrazione: ne è uscita rafforzata. Il solido posizionamento nei motori di ricerca, costruito nel corso degli anni con EPrints, è stato integralmente preservato. Grazie al modello dati strutturato di DSpace-CRIS, l’ateneo dispone oggi di uno strumento significativamente più efficace per rappresentare e valorizzare l’intera produzione scientifica.
“4Science non è una giungla anonima di ticket di assistenza quando ci si trova in difficoltà” afferma Ruedi Lindegger, Repository Manager dell’Università di San Gallen, e rappresenta perfettamente il tipo di collaborazione che caratterizza il nostro approccio: un rapporto di lungo periodo, basato sulla vicinanza e sulla concretezza.
Leggi lo use case dettagliato: https://aws.amazon.com/it/solutions/case-studies/4science-university-of-st-gallen/
Set 23, 2026
I volti 4Science: conosciamo Susanna Mornati, pioniera dell’Open Access
Susanna è una persona che ha bisogno di capire e credere in quello che fa. Non accetta imposizioni o verità assolute, la devi conquistare. È una persona che se le porti un’idea, ti guarda, ti ascolta con quella faccia che sembra che stia già pensando a tre cose contemporaneamente, e poi parte: la smonta, la rimonta, la rigira. Guarda l’idea controluce e da mille angolazioni diverse. E tu sei lì che pensi “ok, forse la mia idea non era un granché?”, e invece no, è che Susy ha bisogno di capire se una cosa sta in piedi davvero prima di crederci. E quando ci crede, quando ha deciso che sì, ha senso, allora lì succede qualcosa. Perché Susy che crede in qualcosa è una forza della natura, una di quelle persone che ti trascina e ti viene voglia di seguirla anche se non hai capito bene dove state andando.
Il motto “Strong People with Strong Opinions” calza a pennello per Susy, perché lei è esattamente quello. Ha opinioni fortissime, costruite in trent’anni e passa di lavoro, di progetti, di cose che ha visto funzionare e cose che ha visto non funzionare, di quelle che devi prenderle a martellate la domenica. Ma la cosa incredibile è come Susy ti racconta le cose. Perché Susy prende roba tipo i metadati, i protocolli OAI-PMH, le architetture CRIS, i principi FAIR, tutta roba che normalmente ti farebbe venire voglia di fingerti morto… e te la spiega come se fosse la cosa più naturale del mondo. Tipo una ricetta. “Prima fai questo, poi fai quest’altro, e il motivo è questo qui, vedi?” E tu capisci. Che tu sia un rettore, uno sviluppatore al primo giorno, un bibliotecario, un project manager che di solito annuisce e poi googla di nascosto: con Susy capisci. Tutti capiscono. Perché per lei il sapere che resta chiuso in una stanza non serve a niente, e questa cosa la vive proprio – non è una frase che dice tanto per dire.
E in effetti, pensandoci, tutta la sua carriera è stata esattamente questo. Aprire le cose, “stapparle”. Quando in Italia l’Open Access era praticamente fantascienza, Susy era già lì a costruirne le fondamenta. Prima al CERN, a Ginevra, dove ha lavorato al Servizio di Informazione Scientifica. Poi in CILEA, dove ha tirato su il progetto AEPIC e PLEIADI, che era il primo portale italiano per la letteratura scientifica ad accesso aperto. Era a Messina nel 2004, quando le università italiane hanno firmato quella Dichiarazione storica che ci ha allineato alla Dichiarazione di Berlino. Poi in CINECA, dove ha fatto adottare lo standard CERIF a 66 università italiane in meno di un anno e sposare veramente il mandato dell’open access e open science promuovendo sistemi aperti ed interoperabili in luogo di sistemi adottati inconsapevolmente per meri adempimenti burocratici – roba che se la racconti a qualcuno del settore ti dice “impossibile” e invece è successo. Ha condiviso esperienze, creato partnership e tessuto amicizie all’interno di network internazionali quali euroCRIS, COAR, la Research Data Alliance, la comunità DSpace dove è riconosciuta per esperienza e autorevolezza. Infine, con 4Science ha portato il suo approccio anche oltreoceano, fino in Perù, dove il sistema CRIS nazionale finanziato dalla Banca Mondiale porta la sua impronta. Si potrebbe andare avanti a lungo, ma il punto è un altro.
Il punto è che in mezzo a tutto questo, Susy è sempre rimasta Susy. Quella che se ti chiede come stai lo vuole sapere per davvero, mica per cortesia. Quella che è capace di essere felice per i traguardi degli altri, quella che ama veder crescere le nuove leve. Quella che quando ti spiega una cosa fa sentire anche te intelligente.
Susy è il volto di 4Science di questo mese perché ha sempre messo gli altri prima di lei, ma a settembre va in pensione ed è doveroso ringraziarla di cuore per quello che ha condiviso, per averci reso quello che siamo ed aver scritto in maniera indelebile nei nostri cuori il motto di 4Science, Share your Knowledge.
Firmato da ciascuno di noi: grazie, Susy.
Il bello deve ancora venire.
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Set 23, 2026
Convegno IEEE-CH, 7-9 Settembre 2026

Ci siamo tornati, e questa volta il palcoscenico era Venezia nella magnifica isola di San Servolo.
Il 7, 8 e 9 settembre 4Science ha partecipato in qualità di Gold Sponsor alla seconda edizione della International Conference on Cyber Humanities (IEEE-CH 2026), la conferenza internazionale che ogni anno riunisce ricercatori, istituzioni e aziende attorno a un tema tanto urgente quanto affascinante: la protezione, la valorizzazione e la resilienza del patrimonio culturale digitale.
I nostri Claudio Cortese e Giuseppe Digilio hanno rappresentato 4Science con un intervento nella Focus Session dal titolo “Cybersecurity and Digital Libraries infrastructures”, portando al centro del dibattito un argomento che ci sta profondamente a cuore: come garantire sicurezza, affidabilità e continuità alle infrastrutture digitali che custodiscono il sapere delle istituzioni culturali e accademiche di tutto il mondo (e 4Science ben lo sa!).
Tre giorni intensi di sessioni, keynote, workshop e soprattutto incontri dal vivo con una comunità scientifica internazionale che condivide la stessa visione: il digitale al servizio delle scienze umane e sociali, con la fiducia, la resilienza e la sostenibilità come pilastri irrinunciabili.
Essere presenti a Venezia per il secondo anno consecutivo, di persona, è qualcosa che va oltre la conferenza in sé. È infatti il segno di un impegno concreto, di una conversazione che continua e si approfondisce, edizione dopo edizione. È il bello di ritrovarsi faccia a faccia con colleghi e ricercatori che stanno costruendo il futuro delle Digital Humanities – insieme a noi.
Grazie agli organizzatori e al caro amico Emanuele Bellini, ai relatori e a tutti i partecipanti. Ci rivediamo alla prossima edizione!
I proceedings della conferenza saranno pubblicati su IEEE Xplore e indicizzati su Scopus.
Lug 29, 2026
I volti 4Science: conosciamo Adele Pusiol, Sr. Service Desk Analyst
Adele, classe Sr. Service Desk Analyst, nelle cronache di 4Science appartiene ormai alla schiera delle veterane del Delivery: entrata come membro del (party) team nel 2022, ha attraversato progetti complessi, affrontato bug ostinati, domato test irrequieti e guidato clienti e colleghi attraverso intricati labirinti procedurali. Le sue armi preferite sono la documentazione ben scritta, processi efficienti e la capacità di trasformare problemi complessi in percorsi chiari e comprensibili.
Con un background in Beni Culturali, ha studiato le antiche arti della storia e della paleografia, approfondendo poi la conoscenza di manoscritti e codici presso la Scuola dell’Archivio di Stato di Bologna. La sua statistica più alta è sicuramente la curiosità, che l’ha condotta nei Paesi Bassi, dove ha ampliato il proprio grimorio studiando Digital Humanities alla Leiden University e ha accumulato punti esperienza lavorando come Customer Service Coordinator.
Sotto l’armatura da Sr. SDA, resta un’archivista nel profondo: una di quelle rare avventuriere che trovano gioia nel catalogare la conoscenza, nel mettere ordine nel caos e nel sapere sempre in quale scaffale, cartella o repository recuperare l’informazione giusta.
All’interno di 4Science ha sviluppato una build variegata: supporto clienti, formazione, gestione della qualità, documentazione, configurazioni, processi interni e Quality Assurance convivono armoniosamente nel suo albero delle competenze. Quando compare un nuovo prodotto da esplorare o una procedura da migliorare, il rischio che Adele abbia già aperto tre manuali, consultato cinque fonti e preparato una serie di appunti è estremamente elevato. Dopotutto, imparare cose nuove non è soltanto una necessità professionale: è una delle sue abilità passive più potenti.
Al di fuori delle mura di 4Science, dedica il proprio tempo all’accumulo seriale di libri (e, ovviamente, alla loro lettura, sebbene continui a sostenere che si tratti di due hobby ben distinti), a svariate campagne di gioco di ruolo da tavolo, al disegno e all’uncinetto, disciplina che dimostra inequivocabilmente come la pazienza sia una statistica che ha scelto di massimizzare. Tra le sue passioni figura anche il buon cibo: è perfettamente in grado di cucinarlo, ma sostiene che la vera eccellenza risieda soprattutto nel mangiarlo.
Oltre che con il suo principale compagno di avventure, condivide la dimora con tre gatti, accudisce un quarto felino del vicinato e risulta da tempo monitorata dal misterioso Cat Distribution System. Non sorprende, quindi, che tra tutti gli indicatori di felicità esistenti continui a preferire il più affidabile: il numero di gatti presenti nel party.
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Lug 29, 2026

Storytelling – DSpace-GLAM si aggiorna e arricchisce le possibilità di fruizione del patrimonio con il suo ultimo aggiornamento! La Digital Library è un luogo in cui il patrimonio culturale prende vita e racconta storie capaci di attraversare il tempo. Nato per supportare gallerie, biblioteche, archivi e musei, DSpace-GLAM si pone come obbiettivo di trasformare documenti, immagini, audio e video in un ecosistema connesso, dove ogni contenuto dialoga con gli altri e acquista nuovi significati.
La nuova sezione dedicata allo Storytelling basato su IIIF (International Image Introperability Framework, https://iiif.io/) parte dall’idea che ogni oggetto custodito da un’istituzione culturale rappresenti molto più di un semplice elemento da conservare. Una fotografia racconta persone e luoghi, un manoscritto richiama eventi e conoscenze e ogni dettaglio, ogni punteggiatura, ogni nota nascosta possono dar vita a itinerari di scoperta che potrebbero sfuggire anche all’utente più esperto (ma non sicuramente a chi con queste opere ci lavora ogni giorno). Grazie allo Storytelling è possibile aggregare le risorse presenti nella Biblioteca digitale in percorsi visivi ed è possibile, mediante strumenti di annotazione, porre attenzione a determinate caratteristiche, determinate sfumature di ogni singola risorsa.
L’esperienza dell’utente diventa così un viaggio: non una semplice consultazione di contenuti, ma un’esplorazione guidata da collegamenti, mappe, reti di conoscenza e percorsi tematici. Questa nuova componente, creata sul prodotto DSpace-GLAM e attivabile in qualsiasi momento, permette dunque di ampliare la conoscenza dei contenuti andando ad aggiungere ulteriori livelli di studio.
Giu 30, 2026
Giugno è stato un mese importante per la comunità internazionale impegnata nella diffusione della conoscenza aperta. Il team di 4Science ha partecipato a Open Repositories 2026 , uno degli appuntamenti più rilevanti a livello mondiale per chi lavora alla conservazione, valorizzazione e condivisione del patrimonio digitale.
Durante l’evento abbiamo presentato sei contributi dedicati all’evoluzione degli archivi digitali, alla ricerca aperta e alle nuove prospettive per le istituzioni culturali e accademiche. La conferenza ha inoltre coinciso con un momento storico per la comunità DSpace: il rilascio ufficiale di DSpace 10, primo passo concreto verso l’integrazione tra DSpace e DSpace-CRIS.
Un’evoluzione che guarda a un obiettivo comune: creare ambienti digitali sempre più aperti, interoperabili e capaci di raccontare la conoscenza in modo ricco e accessibile.
DSpace 10 e il percorso verso una piattaforma sempre più integrata
Due sessioni del programma hanno approfondito l’evoluzione della piattaforma e il percorso di convergenza tra DSpace e DSpace-CRIS.
Dalla gestione dei dati alle relazioni tra conoscenze: verso un ecosistema unico
Uno degli interventi ha analizzato il passaggio dai diversi modelli utilizzati da DSpace e DSpace-CRIS per collegare e descrivere le informazioni.
L’obiettivo è superare una gestione frammentata dei contenuti e arrivare a un modello più integrato, capace di rappresentare in modo completo il patrimonio informativo delle istituzioni: pubblicazioni, persone, enti, progetti, collezioni e attività di ricerca.
Le prossime evoluzioni della piattaforma saranno orientate alla realizzazione di una soluzione sempre più unificata, pensata per rispondere alle esigenze di università, centri di ricerca e istituzioni culturali.
Maggiore trasparenza nella gestione degli archivi digitali
Abbiamo inoltre presentato la nuova funzionalità Audit Trail di DSpace 10, uno strumento che permette di tracciare tutte le attività svolte all’interno del repository: dalle modifiche ai metadati alla gestione dei contenuti digitali.
Una maggiore trasparenza che rafforza la fiducia nei sistemi di conservazione digitale e supporta le istituzioni nella gestione responsabile del proprio patrimonio informativo.
Collaborazioni e nuovi strumenti per una conoscenza sempre più connessa
Strumenti e infrastrutture della ricerca entrano nel modello DSpace-CRIS
Grazie al supporto della Vietsch Foundation, il progetto realizzato insieme a euroCRIS e alla Technical University of Hamburg amplia il modello dati di DSpace-CRIS includendo strumenti, infrastrutture e strutture dedicate alla ricerca.
Questo permette di rappresentare non solo i risultati della ricerca, ma anche gli ambienti e le risorse che li rendono possibili, creando una visione più completa dell’ecosistema scientifico.
Nuove opportunità grazie all’integrazione con CORE
La collaborazione strategica con CORE porta nuove funzionalità all’interno dell’ambiente DSpace: strumenti per suggerire contenuti rilevanti, importare automaticamente nuove risorse e migliorare la classificazione dei contenuti secondo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.
Un ulteriore passo verso archivi digitali più intelligenti, capaci di favorire la scoperta e la circolazione della conoscenza.
Patrimonio culturale digitale: raccontare la storia attraverso spazio, tempo e relazioni
Uno dei momenti più significativi della nostra partecipazione è stato dedicato al patrimonio culturale digitale, con la presentazione di Historica, la biblioteca digitale dell’Università di Bologna, realizzata sulla piattaforma DSpace-GLAM di 4Science.
Historica rappresenta un nuovo modo di concepire gli archivi digitali: non semplici raccolte di documenti e immagini, ma ambienti narrativi capaci di mettere in relazione oggetti, persone, luoghi ed eventi storici.
Attraverso percorsi interattivi, mappe, linee temporali e servizi avanzati per la consultazione delle immagini basati sullo standard internazionale IIIF, gli utenti possono esplorare il patrimonio storico in maniera più coinvolgente e intuitiva.
Un approccio che valorizza le collezioni digitali e le trasforma in vere esperienze di conoscenza.
Archivi digitali affidabili, sostenibili e accessibili
Durante la conferenza, il nostro COO Andrea Bollini ha presentato il lavoro svolto per rendere i repository DSpace sempre più affidabili e performanti.
Il tema è stato al centro anche della keynote di apertura di Open Repositories 2026, dove diversi esperti internazionali hanno sottolineato come gli archivi digitali siano ormai infrastrutture fondamentali per la ricerca e la diffusione della conoscenza.
Nel 2025 4Science ha avviato una trasformazione della propria infrastruttura tecnologica, passando da sistemi cloud tradizionali a un’architettura moderna basata su tecnologia AWS Kubernetes.
Questo percorso permette di garantire maggiore affidabilità, capacità di crescita e sostenibilità ambientale, riducendo sprechi di risorse e migliorando l’efficienza dei servizi offerti alle istituzioni.
Molti dei miglioramenti sviluppati sono stati inoltre restituiti alla comunità open source e al progetto DSpace.
La riflessione conclusiva della conferenza ha ribadito un punto centrale: i repository rappresentano una componente essenziale dell’infrastruttura digitale della conoscenza e devono rimanere resilienti, aperti e indipendenti.
Per questo 4Science continua a sostenere un approccio “Open Source First”, come contributo concreto alla sovranità digitale e alla tutela del patrimonio informativo delle istituzioni.
Intelligenza artificiale e conoscenza aperta: una nuova sfida per il futuro
Uno dei temi più discussi a Open Repositories 2026 è stato il rapporto tra archivi digitali e Intelligenza Artificiale.
Da una parte, l’AI offre nuove possibilità per migliorare la scoperta dei contenuti, arricchire le descrizioni, suggerire collegamenti e rendere la ricerca più efficace.
Dall’altra, pone nuove sfide legate alla crescente raccolta automatizzata delle informazioni da parte degli agenti intelligenti.
In un mondo in cui la conoscenza viene sempre più scoperta attraverso strumenti basati sull’intelligenza artificiale, la visibilità dei contenuti digitali diventa fondamentale.
I repository del futuro dovranno essere progettati per essere accessibili non solo alle persone, ma anche alle nuove tecnologie che permettono di esplorare e interpretare il patrimonio culturale e scientifico.
Con la sua nuova infrastruttura basata su architetture moderne e sostenibili, 4Science lavora per rendere queste opportunità disponibili a istituzioni di ogni dimensione, contribuendo a costruire un futuro in cui la conoscenza rimanga aperta, condivisa e accessibile.
Ho mantenuto il riferimento a DSpace/DSpace-CRIS perché è importante per il posizionamento del brand, ma ho ridotto il linguaggio “da developer” e valorizzato il messaggio per il settore culturale italiano.